• Uffizi: Tondo Doni e la Madonna del cardellino

Michelangelo e Raffaello a confronto nella stessa sala

Il direttore degli Uffizi, Eike Schmidt, la definisce la sala nella quale si concentrano le “undici vere e proprie bombe della storia dell’arte”. Ed in effetti, incastonato al centro dell’enorme parete “oblò” di colore grigio morbido, nella stanza numero 41 del corridoio di ponente, il celebre Tondo Doni di Michelangelo - prima nella Galleria delle Statue e delle Pitture - produce proprio un bell’effetto.
Accanto al dipinto, tra i più emblematici del Cinquecento italiano, che pone le basi per quello che sarà il manierismo, si innalzano la Madonna del Cardellino di Raffaello - rimosso dalla postazione del primo piano dov’era esposto dal giugno 2012 - ed altri capolavori dell’Urbinate, come i ritratti di Guidobaldo da Montefeltro ed Elisabetta Gonzaga, quelli di Agnolo e Maddalena Doni, e il San Giovannino.

E così finalmente il capolavoro del Buonarroti conservato agli Uffizi potrà dialogare con i ritratti - giunti da Palazzo Pitti - dei coniugi che avevano commissionato (e lautamente pagato), probabilmente per la nascita della figlia Maria, il Tondo michelangiolesco.


Volto a far cogliere la diversità delle voci artistiche e gli scambi tra Raffaello e Michelangelo, che dal 1504 al 1508 erano contemporaneamente a Firenze, l’allestimento si propone anche di documentare la reazione dell’Urbinate a Leonardo da Vinci, le cui opere saranno esposte a breve nella vicina sala 35.

“La nuova installazione sostituisce all’esibizione paratattica di capolavori isolati e feticizzati il principio del dialogo tra le opere, gli artisti e i loro committenti, e invita gli spettatori a scoprire e ripercorrere gli scambi artistici tra i grandi del passato. Per questo motivo entra in scena una terza personalità che grazie al confronto con Raffaello riguadagna la propria voce da solista”. Si tratta di Fra’ Bartolommeo, strettissimo amico del Sanzio, col quale si instaura uno scambio intenso e ricco di conseguenze, che il visitatore potrà adesso ripercorre attraverso opere come Porzia e la Visione di San Bernardo esposte sempre nella sala 41.

Questi nuovi spostamenti che attuano una rivoluzione al contrario - attraverso un ritorno alle origini che ristabilisce alcuni importanti assetti collezionistici - porteranno a Palazzo Pitti importanti restituzioni tra i quali anche la Natività di Francesco Salviati, che era stata trasferita agli Uffizi negli anni Cinquanta del Novecento. 
La Galleria Palatina, il più importante nucleo di opere di Raffaello al mondo, che, in futuro, ospiterà addiritura dodici capolavori dell’Urbinate anziché 11.
Grazie al trasferimento dagli Uffizi del Ritratto di giovane con la mela (attribuito a Francesco Maria della Rovere), infatti, a Palazzo Pitti verrà ad essere documentata anche la ritrattistica dell’ultimo periodo dell’artista a Urbino. Nella Sala di Saturno della Galleria Palatina - che si appresta quindi a diventare una specie di mostra permanente di dipinti di Raffaello - verranno ricollocate infatti la Testa di Maria Maddalena di Pietro Perugino, maestro di Raffaello, e il Ritratto di Leone X, opera dell’Urbinate, attualmente in restauro all’Opificio delle Pietre Dure.
Questo rientro in grande stile assisterà al ricongiungimento con l’altro grande ritratto papale di Raffaello, Giulio II, che dagli Uffizi approderà alla Galleria Palatina.